TBuraku
il raccoglitore ad anelli di buraku
Honduras: che cosa sta davvero succedendo?
Cucù!
(via rutawa)
Dino Coltro è morto a 79 anni nella sua casa di Cadidavid. Da un po’ non stava bene e negli ultimi giorni le sue condizioni erano peggiorate.
Nato a Strà di Coriano d Albaredo d’Adige il 2 novembre del 1929 è stato scrittore e poeta. Figlio di contadini, è riuscito con molti sacrifici a diventare maestro elementare, e dal 1970 al 1990 è stato direttore didattico a San Giovanni Lupatoto, dove ha vissuto gran parte della sua vita. Si è dedicato allo studio delle antiche tradizioni popolari veronesi e venete, pubblicando una trentina di libri e il famosissimo «Lunario Veneto».
Per il suo lavoro ha ottenuto vari riconoscimenti, tra cui il Premio Sirmione-Catullo, la Medaglia d’Oro del Presidente della Repubblica al merito educativo e culturale e la laurea honoris causa in Scienze della Formazione, ricevuta nel 2005 dall’Università di Verona.
Tra i suoi libri:
I lèori del socialismo (1973)
Sloti de tera (1977)
Leggende e racconti popolari del Veneto (1982)
Paese perduto (1982)
Un proverbio al giorno (1985)
Fole lilole (1987)
Cante e cantàri (1988)
Stagioni contadine (1988)
L’Adige (1989)
Piero Bailon che con on giro de baile girava on campo (1989)
La nostra polenta quotidiana (1990)
Il temporario (1993)
Santi e contadini (1994)
Parole perdute (1995)
Il parlar adesante (1996)
Memoria del tempo contadino (1997)
L’altra cultura (1998) L’altra lingua (2001)
La cucina tradizionale veneta (2002)
Dio non paga al sabato (2004)
Rivalunga (2004)
Quatro ciacole con Barbarani (2006)
Gnomi, anguane e basilischi (2006)
La terra e l’uomo (2006)
Per esempio, ho lottato mesi per far approvare un articolo che avevo scritto su un importante autore nel campo dei Translation Studies, e ogni volta leggevo il commento del nerd di turno: “mai sentito” o “irrilevante” (ossia, “non mi interessa”). Quello che trovo ridicolo è che questo atteggiamento avrebbe senso se ci fosse un numero limitato di pagine, ma non è questo il caso, quindi non vedo perché avere tutta questa premura di eliminare un articolo – almeno che questo non sia palesemente inopportuno o inutile – su cui qualcuno ha speso tempo e fatica. Jadran
In un’Europa che vede crescenti forme di insofferenza verso la liberaldemocrazia, la dottrina sociale della Chiesa ritenta la sua carta. Cento e più anni fa, la riflessione di Georg Ratzinger sfociava nell’antisemitismo e l’individuo pericolosamente emancipato dalla pretesa cristiana sulla società era l’ebreo. Oggi, il nemico del bene comune è chi rifiuta l’assistenzialismo paternalistico di stato. Il Papa e il suo prozio
Ma le gambe (66)
(via tetris)
(via mapoftheproblematique)
Finalmente Giorgio Rosa riesce a portare a compimento il suo piano: il 1° maggio 1968 l’isola artificiale dichiara l’indipendenza dallo Stato italiano; Rosa ne diventa presidente e sceglie l’esperanto come lingua ufficiale. Fu emesso anche un francobollo, che raffigurava lo stemma ufficiale dell‘“Esperanta respubliko de la Insulo de la Rozoj”, tre rose rosse, e che oggi è considerato una rarità dai filatelici.
Per le autorità italiane è davvero troppo. Le intimazioni della Capitaneria di porto di Rimini, a lavori ancora da ultimare, non sono servite a niente; e ora ci si ritrova con uno stato autoproclamatosi autonomo, in quelle che all’epoca sono ancora acque internazionali. E’ all’alba del 25 giugno 1968, 55 giorni dopo la dichiarazione d’indipendenza, che un plotone di forze dell’ordine circonda la piattaforma e ne prende possesso senza ricorso alla violenza.
Il Governo dell’Isola delle Rose protesta, scrive anche al presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Nulla da fare: nel gennaio 1969 la Marina militare italiana piazza del materiale esplosivo per abbattere la piattaforma. Diversi tentativi non bastano, sarà poi la tempesta del 26 febbraio 1969 a inabissare l’Isola delle Rose e con essa i sogni di Giorgio Rosa.
Quarant’anni dopo i resti di quella struttura sono emersi nel mare, in concomitanza con la proiezione del documentario che racconta l’intera vicenda, “La Insulo de la Rozoj”, alla Corte degli Agostiniani di Rimini.
Quindi l’Italia ha aggredito un’entità indipendente in acque internazionali.
I tecnici di Veneto Agricoltura sono oggi impegnati in un sopralluogo con il Corpo Forestale dello Stato per valutare il danno ambientale creato alle zone umide di Valle Vecchia, due aree che complessivamente coprono una superficie di circa 40 ettari, habitat importanti che ospitano una ricchissima varietà di uccelli. Qualcuno ha svuotato le due vasche aprendo una delle paratoie idrauliche di scarico. …
Antonio Vivaldi - Juditha Triumphans
(Venetian National Anthem)